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Gestione Attiva del Risparmio

 

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I problemi della “gestione attiva” del risparmio*

Ma cosa significa “gestione attiva” del risparmio? Vuol dire che l’obiettivo dichiarato da, ad esempio, un fondo d’investimento è quello di fare meglio della media del rendimento del mercato. L’opposto è la gestione “passiva”, detta anche indicizzata. Un gestore "passivo" si pone l’obiettivo di ottenere esattamente quanto la media del mercato di riferimento e persegue questo obiettivo ripartendo i propri investimenti esattamente nella misura in cui sono ripartiti i titoli nell’intero mercato.
Se un gestore passivo, ad esempio, ha l’obiettivo di replicare il mercato italiano, acquistera’ tutti i titoli presenti nel mercato italiano esattamente nelle proporzioni nelle quali questi titoli sono rappresentati negli indici.


La gestione attiva sarebbe un’ottima cosa se il gestore sapesse quando il mercato o un singolo titolo in futuro salirà o scendera’. Purtroppo nessuno può saperlo perche’ i prezzi degli strumenti finanziari non sono connessi con il loro valore economico attuale. Il fatto che un titolo sia sopravvalutato, applicando tutte le migliori tecniche di valutazione che l’economia ha creato, non implica affatto che in futuro il prezzo di questo titolo sia destinato a scendere. In realtà potrebbe salire e continuare a salire.
In poche parole, per stabilire se i prezzi di uno strumento finanziario saliranno o scenderanno, bisognerebbe essere in grado di prevedere il futuro e  senza questa dote non è possibile prevedere proprio un bel niente. Seguiamo ora il ragionamento del Professore William F. Sharpe* che è di una chiarezza disarmante.
Se consideriamo tutto il denaro investito nel mercato, infatti, William Sharpe osserva come:


Il rendimento medio del mercato è dato dalla somma delle persone che gestiscono il denaro in modo attivo e quelli che lo gestiscono in modo passivo.

Il rendimento medio lordo dei gestori "passivi" è, per definizione, uguale al rendimento medio del mercato.

Dal valore complessivo del mecato ne consegue, per differenza, che anche il rendimento medio lordo dei gestori attivi è uguale al rendimento medio del mercato.
Però, i gestori attivi, a differenza dei gestori passivi, sostengono costi decisamente molto più alti (per pagare gli enormi staff di “esperti” che relazionano sui presunti titoli sottovalutati e per i costi per vendere e comprare i titoli in continuazione).


Di conseguenza, la sola differenza nel rendimento medio netto della somma dei gestori (attivi e passivi) e’ dettato esclusivamente dai costi. Questi costi sono una variabile determinata e si puo’ affermare con certezza che, mediamente, ogni euro gestito passivamente ha un rendimento netto superiore rispetto a quello gestito attivamente.

Volendo fare un esempio, ipotizziamo che quest’anno il mercato azionario mondiale rendera’ mediamente il 10%. La media dei fondi passivi avra’ un rendimento lordo del 10%, con variazioni poco rilevanti. I fondi gestiti attivamente, invece, avranno rendimenti più variabili. Alcuni addirittura negativi, altri molto piu’ alti del 10%. Però, la media del rendimento lordo dei fondi gestiti attivamente dovrà essere pari a quella dei fondi gestiti passivamente, cioe’ il 10%.
Il problema risiede nel fatto che i fondi gestiti attivamente hanno costi medi intorno al 3% mentre i fondi passivi hanno costi medi inferiori all’1%. Perciò la media dei fondi passivi otterrebbe un rendimento netto intorno al 9%, mentre la media dei fondi attivi un rendimento netto del 7%.


Questo risultato emerge da una analisi media di tutti i prodotti. Sfortunatamente per il risparmiatore, infatti, ipotizzare l’esistenza di un gestore attivo che, in presenza di un mercato che rende il 10% riesca ad ottenere il 15% lordo, comporta che ci sia un gestore attivo nel mercato che riesca ad ottenere solo il 5%. Perciò, visto che entrambi questi gestori attivi sopportano mediamente costi per un 3%, il problema del risparmiatore sarà che un sottoscrittore “fortunato” avrà il 12% netto dal fondo migliore, mentre un sottoscrittore “sfortunato” avra’ solo il 2% netto dal fondo peggiore. E tutto questo mentre il fondo passivo avrà reso il 9% netto!
A voi considerare se valga la pena di “scommettere”, come propone l’industria del risparmio gestito, di perdere 7 punti percentuali per avere la stessa probabilita’ di guadagnarne 3.
Come l’esperienza dimostra, non vi e’ nessuna relazione statisticamente significativa fra rendimenti passati e futuri e, perciò, non è possibile stabilire “a priori” quale sarà, in futuro, il “migliore” gestore. I fatti, pero’, restano nella loro evidenza e gli indici dei fondi comuni confrontati con quelli dei mercati dimostrano che, mediamente, i fondi perdono circa il 3% all’anno, che "casualmente" e’ proprio la stima media dei costi di gestione di questi prodotti**.

 

* Questo testo prende spunto dall'articolo: "La matematica del Risparmio Gestito" pubblicato dall'ADUC sul proprio sito web: http://investire.aduc.it.

* Per eventuali approfondimenti si consiglia la lettura degli articoli del Professor W. Sharpe, in inglese, presenti sul sito internet dell’Università di Stanford  (http://www.stanford.edu/%7Ewfsharpe/) ed in particolare di “The Arithmetic of Active Management”, presente nella parte “Pubblications”.

** A questo riguardo si legga il  rapporto dell’Ufficio Studi di Mediobanca del luglio 2005  "Dati di 1247 Fondi e SICAV italiani (1984-2004)" ed il relativo dibattito scaturito nel mondo finanziario italiano.

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